Cybersecurity · 23 luglio 2026 · 8 MIN DI LETTURA
NIS2: la tua azienda è obbligata? Criteri, catena di fornitura e cosa fare
La direttiva NIS2 non riguarda solo le grandi aziende: attraverso la catena di fornitura tocca migliaia di PMI italiane. Ecco come capire se rientri e da dove iniziare, senza panico.
NIS2 in due parole
La NIS2 (direttiva UE 2022/2555, recepita in Italia con il D.lgs. 138/2024) è la normativa europea sulla sicurezza informatica di reti e sistemi. Sostituisce la vecchia NIS del 2016 e allarga di molto il perimetro: non più solo energia, trasporti e banche, ma anche manifattura, alimentare, gestione rifiuti, servizi digitali, pubblica amministrazione e molto altro. L'obiettivo è alzare il livello minimo di sicurezza informatica di tutto il tessuto produttivo europeo, PMI comprese.
I criteri: settore + dimensione
Per capire se la tua azienda rientra tra i soggetti NIS2 servono due verifiche. La prima è il settore: la direttiva elenca 18 settori tra ''altamente critici'' (energia, trasporti, sanità, acqua, infrastrutture digitali, PA...) e ''critici'' (servizi postali, gestione rifiuti, chimica, alimentare, manifattura di dispositivi medici, elettronica, macchinari, autoveicoli, fornitori di servizi digitali...). La seconda è la dimensione: in linea generale rientrano le medie imprese (da 50 dipendenti o 10 milioni di fatturato) e le grandi imprese dei settori elencati, con alcune eccezioni che si applicano a prescindere dalla dimensione.
Il punto che quasi tutti sottovalutano: la catena di fornitura
Anche se la tua azienda non rientra direttamente nei criteri, la NIS2 ti può arrivare addosso lo stesso: i soggetti obbligati devono garantire la sicurezza della propria catena di approvvigionamento. Tradotto: se sei fornitore di un'azienda soggetta a NIS2 — un'azienda alimentare, un'azienda di trasporti, una utility, un ospedale — è molto probabile che il tuo cliente inizi a chiederti garanzie contrattuali sulla tua sicurezza informatica: policy, backup, gestione degli incidenti, autenticazione. Chi non sa rispondere rischia di perdere commesse, prima ancora delle sanzioni.
Cosa chiede concretamente la NIS2
- Analisi dei rischi e politiche di sicurezza dei sistemi informativi
- Gestione degli incidenti: capacità di rilevarli, gestirli e notificarli (entro 24 ore il preallarme al CSIRT)
- Continuità operativa: backup, disaster recovery, gestione delle crisi
- Sicurezza della catena di approvvigionamento
- Sicurezza nell'acquisto, sviluppo e manutenzione dei sistemi
- Cifratura e autenticazione a più fattori dove appropriato
- Formazione del personale e igiene informatica di base
- Responsabilità diretta degli organi di gestione: gli amministratori rispondono personalmente delle violazioni
Un tecnico (non un commerciale) analizza la tua situazione e ti dice cosa sistemare. Che tu scelga noi o no.
Le sanzioni
Per i soggetti essenziali le sanzioni arrivano fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale annuo (se superiore); per i soggetti importanti fino a 7 milioni o all'1,4%. Ma per una PMI il rischio più concreto e immediato non è la multa: è il blocco operativo dopo un attacco e la perdita di clienti che chiedono garanzie che non puoi dare.
Da dove iniziare: i primi 5 passi
- Verifica formale del perimetro: rientri direttamente? Sei fornitore di soggetti obbligati? (la registrazione avviene sulla piattaforma ACN)
- Fotografia dello stato attuale: un assessment onesto di backup, aggiornamenti, accessi, MFA, formazione
- Piano di adeguamento con priorità: prima le misure che riducono davvero il rischio (backup testati, MFA, patch), poi la documentazione
- Procedure di gestione incidenti: chi fa cosa, chi notifica, in quali tempi
- Coinvolgimento della direzione: la NIS2 rende la sicurezza una responsabilità del management, non ''una cosa dell'IT''
Quanto tempo e quanto costa?
Dipende dal punto di partenza. Un'azienda con 20-50 postazioni e un'infrastruttura ordinata può raggiungere un livello di conformità sostanziale in 3-6 mesi, lavorando per priorità. I costi si dividono tra misure tecniche (spesso già dovute a prescindere dalla NIS2: backup seri, MFA, monitoraggio) e attività organizzative (policy, procedure, formazione). Il modo più costoso di affrontare la NIS2 è ignorarla e ritrovarsi a farla di corsa dopo una richiesta di un cliente o un incidente.
Il primo passo concreto (gratuito)
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FAQ
Domande frequenti
Quali aziende sono obbligate alla NIS2 in Italia?
Sono obbligate le medie e grandi imprese (da 50 dipendenti o 10 milioni di euro di fatturato) che operano nei 18 settori indicati dalla direttiva, tra cui energia, trasporti, sanità, manifattura critica, alimentare, gestione rifiuti e servizi digitali. In Italia la NIS2 è stata recepita con il D.lgs. 138/2024 e la registrazione dei soggetti avviene sulla piattaforma dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN).
La NIS2 si applica anche alle piccole imprese?
Direttamente solo in casi particolari, ma indirettamente sì: i soggetti obbligati devono garantire la sicurezza della propria catena di fornitura, quindi anche una piccola impresa fornitrice di un'azienda NIS2 riceve tipicamente richieste contrattuali su backup, gestione incidenti e autenticazione.
Quali sono le sanzioni previste dalla NIS2?
Fino a 10 milioni di euro o al 2% del fatturato mondiale annuo per i soggetti essenziali, e fino a 7 milioni o all'1,4% per i soggetti importanti. La direttiva prevede inoltre la responsabilità diretta degli organi di amministrazione per le violazioni.
Da dove si inizia per adeguarsi alla NIS2?
Dalla verifica del perimetro (si rientra direttamente o come fornitori?), seguita da un assessment dello stato di sicurezza attuale e da un piano per priorità: prima le misure che riducono il rischio reale — backup testati, autenticazione a più fattori, aggiornamenti — poi procedure e documentazione.
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